Eucarestia: fraternità realizzata

Giovedì 27 e venerdì 28 febbraio tutto il Seminario di Como ha partecipato alle Giornate Eucaristiche presso il monastero delle Monache Benedettine dell’adorazione perpetua del SS.Sacramento. Giorni di preghiera per i seminaristi, per le monache e per i parrocchiani, che si sono riuniti davanti a Cristo, mettendo Lui al centro, realizzando concretamente il tema di quest’anno: “Eucaristia: fraternità realizzata”.

Sarebbe lungo e pedante descrivere nel dettaglio ogni momento di preghiera vissuto insieme. Mi limito ad elencarli, solo per dare un’idea ai lettori: giovedì alle 20:30 adorazione con i giovani, a seguire adorazione notturna a turni. Venerdì alle 6:45 lodi, poi adorazione con i bambini delle elementari. Dopo colazione, alle 9:10 ora terza e S.Messa. Nel pomeriggio, Vespri alle 17. Infine, adorazione alle 20:30. Come si può intuire, ventiquattro ore intense, ma non frenetiche; impegnative, ma non stressanti; silenziose, ma non opprimenti. Sì, perché davanti al SS. Sacramento, il tempo è come sospeso e dilatato, i ritmi non sono quelli disumanizzanti che troppe volte l’odierna società si impone. Tutto è più naturale, a misura d’uomo: non si è inghiottiti nel vorticoso buco nero delle cose da fare, ma si è illuminati dalla luce di quel piccolo “buco bianco”, che non è solo un semplice pezzo di pane e che attira tutti attorno a sé. Così, ogni momento ha una sua densità particolare, è un distillato, un concentrato che sedimenta nell’anima e che come un seme dischiude nel tempo il suo significato più profondo, plasmando gesti e parole. Un seme che va custodito, curato e condiviso, perché diventi un albero grande e solido, su cui gli uccelli possano fare il loro nido e all’ombra del quale ci si possa riposare. Per questo penso sia utile e bello, più che scrivere la cronaca di queste giornate, affidare a voi uno dei semi sparsi dal Signore nel mio cuore.

Venerdì sera, durante l’ultima adorazione, guardando l’ostia consacrata, mi è balenato nella mente un pensiero: «Come farne senza?», come si fa a non toccare, a non vedere, a non mangiare il corpo del Signore? Siamo uomini e donne, legati alla materia, senza l’Eucaristia come potremmo sperimentare la Pasqua, oggi, nella nostra vita? D’altronde la stessa Mectilde di Bar, fondatrice delle Monache Benedettine dell’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, ha questa intuizione, fondata sullo stupore e sulla meraviglia provata nel vedere l’amore di Dio. Come scritto nel sito del monastero: “Egli non solo ha voluto salvare l’uomo con l’Incarnazione e la donazione di sé fino alla morte di croce, ma ha escogitato un mezzo per continuare tutto questo nel tempo. L’Eucaristia, infatti, è la possibilità di incontro con la Pasqua di Gesù offerta a tutti i tempi e agli uomini di ogni tempo”. 

Ecco allora la vera fraternità realizzata: uomini e donne che da ogni luogo e da ogni tempo convergono verso il centro, luce che guida i nostri passi e li attira. Certo, il cammino è lungo. Come scriveva Mectilde : “Non si diventa perfetti in un istante: avete tutta la vita per arrivare alla perfezione”. E probabilmente neanche una vita basta: nessuna delle nostre comunità e delle nostre famiglie è perfetta. Eppure, pian piano, toccando, guardando e mangiando quel piccolo pezzo di pane che non è solo pane si è sempre più fratelli, perché si è sempre più simili a Colui che in quel pane è presente; si è sempre più sé stessi, perché possiamo vivere a pieno la nostra vocazione battesimale, quella di vivere la vita di Cristo, incorporati in Lui. Ma questo l’aveva già intuito madre Mectilde, che quasi 400 anni fa ha scritto la conclusione perfetta per il mio piccolo articolo : “Se mi domandate di quale vita dovete ormai vivere, vi rispondo: non della vita delle anime buone, né degli angeli e nemmeno della vita delle anime buone e nemmeno della vita dei santi, ma della vita pura e santa di Gesù. I vostri anni devono essere un proseguimento degli anni di Gesù, e di conseguenza la vostra vita un proseguimento della sua”.

Paolo